Testi di Mario Ritarossi
Foto di Paolo Tofani
LE ORIGINI
XX-X sec. a.C.
Le prime significative testimonianze della presenza umana, nel territorio alatrino, risalgono al periodo eneolitico.
Il rinvenimento nel 1878, a sud-est dell'abitato, di una sepoltura a fossa terragna, con relativo corredo funerario, attesta il passaggio di comunità erratiche di rito inumatorio fin dall'inizio dell’età dei metalli.
L'esistenza di una vera e propria comunità a carattere stanziale, appartenente per lo più ad una cultura di tipo protovillanoviano, è invece testimoniata dai numerosi resti di ceramica, protomi zoomorfe e macine in lava leucidica, venuti alla luce, nel 1959, tra le località di Piedimonte e Canale, situate nelle immediate vicinanze del recinto urbano.
IX-VII sec. a.C.
In età protostorica, l'intero territorio risulta abitato dagli Ernici, un popolo italico del gruppo più antico (osco-sannitico secondo il Devoto, proto-latino per il Pareti), cui la tradizione storiografica attribuisce notevoli elementi di contiguità con la mitica stirpe dei Pelasgi.
A questo periodo viene comunemente riferita la costituzione della prima società urbana, legata fin dal suo sorgere alle altre comunità erniche da un saldo organismo federativo (Nomen Hemicum), basato su vincoli e diritti comuni, tra cui lo jus connubii ed il commercium.
L’ETA’ ROMANICA
VI-III sec. a.C.
Conquistata una precisa identità politico-territoriale, Alatri e le altre città erniche, entrano ufficialmente in contatto con Roma alla fine del VI secolo, attraverso la comune partecipazione alla lega romano-latina, che, durante il regno dei Tarquini, aveva assunto un ruolo preminente nell'ambito delle comunità laziali.
Dopo una temporanea denuncia dell'accordo, provocata dalla destituzione di Lucio Tarquinio e sfociata, agli inizi del V secolo a.C., nella disastrosa battaglia del lago Regillo, gli Ernici ristabiliscono l'antico vincolo di alleanza con l'ingresso nel 484 a.C. nel Foedus Cassianum.
Inizia, in tal modo, un lungo periodo d'intesa militare con Roma, verso la quale, salvo alcuni episodi di sedizione tra il 386 e il 355 a.C., gli Ernici mantengono un valido e spesso decisivo rapporto di collaborazione nelle varie fasi della lotta contro gli Equi, i Volsci e i Sabini.
Dissociatasi nel 306 a.C. dalla rivolta degli stessi Ernici contro la crescente egemonia romana, Alatri ribadisce il suo sostanziale atteggiamento di fedeltà all'Urbe.
L'episodio decreta, di fatto, l'epilogo della lega eroica e l'ingresso della città nella nascente confederazione romano-italica.
II-I sec. a.C.
In età tardorepubblicana, a testimonianza del prestigio derivatole dallo status di civitas foederat, il censore Lucio Betilieno Varo inizia una radicale opera di restauro e di riordinamento urbanistico che interessa i maggiori edifici pubblici della città.
Per effetto della Lex Iulia de civitate, Alatri nel 90 a.C. ottiene la piena cittadinanza e diviene municipio romano.
Il governo e l'amministrazione sono demandati ad un quadrunvirato, eletto tra i membri di un collegio senatoriale, a cui può accedere solo il patriziato cittadino.
I-IV sec. d.C.
Trasformazioni di carattere religioso, più che politico-militare, ne qualificano la vita nel periodo imperiale.
L'introduzione del Cristianesimo, tradizionalmente assegnata ai tempi della predicazione apostolica, nonché l'istituzione della diocesi in età costantiniana, modificano gradualmente la coscienza e la fisionomia della società alatrina.
L’EPOCA MEDIOEVALE
V-VI sec.
Dopo la caduta dell'Impero, mentre le strutture civili ed economiche della città subiscono un lento processo di disgregazione, l'istituzione religiosa diviene l'unica autorità in grado di contrastare il decadimento della vita sociale.
Ad Est dell'abitato, il diacono Servando, con il sostegno del patrizio Liberio, costituisce una delle più antiche comunità cenobitiche d'Occidente, visitata nel 528 da Benedetto da Norcia, durante lo storico trasferimento da Subiaco a Montecassino.
Le convulse vicende delle invasioni barbariche e della guerra greco-gotica, culminata nel 543 con l'assedio ed il saccheggio da parte di Totila, riducono il territorio in uno stato di completa prostrazione.
Non dissimili appaiono le condizioni in seguito all'inclusione nel 544 nel Ducato Romano, formalmente soggetto al dominio bizantino, ma di fatto controllato dall'autorità pontificia.
VII-XI sec.
Nel corso della graduale trasformazione dei primi possedimenti ecclesiastici in un vero organismo politico (Stato della Chiesa), ad Alatri, nonostante l'emergere di centri di potere da parte delle famiglie locali, si costituiscono le premesse del suo successivo sviluppo all'ombra del dominio pontificio.
XII sec.
Con la nascita del libero comune si assiste ad una rapida espansione della sovranità cittadina sul vicino contado, seguita, durante gli anni del conflitto tra il Papato e l'Impero, da una costante difesa della propria autonomia.
Nel 1186 gli Alatrini respingono, dopo un massacrante assedio, le truppe di Enrico VI, inviato dal Barbarossa per sottomettere le terre della Chiesa.
XIII sec.
Contro il potere imperiale si leva, nella seconda metà del Duecento, il cardinale alatrino Gottifredo di Raynaldo, il quale, attraversò una laboriosa azione diplomatica per conto della Santa Sede, contribuisce al definitivo tramonto degli Svevi.
In questi anni, la città conosce il fervore di una rinnovata vita culturale, incrementato da un notevole benessere economico, che le consente di attuare per più di un secolo e mezzo un importante sviluppo edilizio e monumentale, con caratteristiche e forme proprie, espresse sia nell'architettura civile sia in quella religiosa.
XIV-XV sec.
Durante l'esilio avignonese del papato, in un clima di disorientamento generale, Alatri è costretta a subire, oltre alle ingerenze della potenza angioina, l'arrogante baronia dei conti di Ceccano sopraggiunta nel 1324, nonché una forte riduzione dell'autonomia comunale imposta dalla legislazione albornoziana.
Trascorsa la breve signoria di Ladislao re di Napoli, instaurata dal 1408 al 1414 e quella ancor più breve di Filippo Maria Visconti nel 1434, il consolidamento del potere pontificio sui territori della Marittima e della Campagna segna una tregua nelle esagitate vicende cittadine e l'inizio di una progressiva decadenza, aggravata dai prodromi di una dura crisi economica.
L’EVO MODERNO E CONTEMPORANEO
XVI-XVIII sec.
Alle soglie dell'età moderna, Alatri condivide i difficili eventi dello Stato ecclesiastico, resi più duri dalle secolari contese con i comuni confinanti e dall'umiliante occupazione di Fernando Alvarez de Toledo nel 1556.
A fronte delle reali necessità e dei bisogni della comunità alatrina interviene, tra il 1583 e il 1586, il vescovo Ignazio Danti con un audace progetto di riorganizzazione della vita sociale e religiosa, incrementato nei due secoli successivi con l'istituzione del Seminario diocesano nel 1689 e con l'apertura, nel 1729, del Collegio delle Scuole Pie, ad opera dei Padri Scolopi.
La proclamazione della Repubblica Romana nel 1798, accolta dapprima con favore, soprattutto dai fautori delle nuove idee liberali, suscita ben presto la fiera opposizione della città che, sebbene provata da un anno e mezzo di autentica guerriglia antifrancese e da sanguinose lotte fratricide, riesce a ripristinare, prima ancora che in altri territori dello Stato, l'antico governo papale.
XIX sec.
Recuperata un'apparente stabilità durante il primo decennio dell'Ottocento, l'occupazione napoleonica dello Stato pontificio impone nuovamente alla città, tra il 1809 e il 1814, il dispotismo di un regime accentratore e anticlericale, sfociato nella deportazione in Francia del vescovo diocesano Giuseppe della Casa.
Con la restaurazione pontificia nel 1815, dopo un periodo di grave crisi economica e di forte recrudescenza del fenomeno del brigantaggio, vengono gradualmente a determinarsi i primi segni di un incipiente sviluppo nel campo delle opere pubbliche, dell'assistenza e dell'istruzione, favorito dalla politica paternalistica di Gregorio XVI e ancor più di Pio IX, che nel 1863 dona 20.000 scudi per la realizzazione di un nuovo acquedotto.
Rimasta quasi del tutto estranea alle tensioni irredentistiche del Risorgimento italiano, nel 1870, a conclusione del processo unitario della nazione, la nuova amministrazione accresce le iniziative di ristrutturazione e di risanamento urbanistico, vagliando nel 1883 un oculato piano regolatore, confacente alle mutate esigenze della vita cittadina.
XX sec.
Agli inizi del Novecento accanto alla ripresa della consueta operosità artigiana e delle molteplici attività commerciali, si afferma la presenza, assai vivace, di circoli e istituzioni culturali, cui si aggiunge nel 1932 l'apertura del Museo civico.
Non altrettanto provvidi, a causa della drastica repressione della libertà politica, si rivelano gli anni del regime fascista e quello, assai più travagliato, dell'occupazione tedesca, conclusosi nel giugno del 1944 con un pesante bilancio di vittime e con la rovina di importanti complessi monumentali, oltre alla distruzione di numerose abitazioni civili.
A partire dall'immediato dopoguerra, il rapido processo di ricostruzione politica e sociale, avviato dalle varie amministrazioni pubbliche con il concorso dell 'intera collettività, accresce non poco l'efficienza dei servizi e delle strutture cittadine, a cui si affianca, quasi contemporaneamente, un progressivo incremento demografico e edilizio, tale da determinare l'espansione del nucleo abitato oltre il tradizionale limite della cerchia muraria.







